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Alla scoperta di Outbound con appassionati di vanlife, ricercatori e gli sviluppatori dei giochi rilassanti di Square Glade
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Dave Tach
A separarlo da casa sua c'erano un oceano e un continente, e quando conobbe Tobi Schnackenberg online stava coltivando l'hobby della programmazione di videogiochi. I due collaborarono per co-sviluppare Above Snakes, di Square Glade Games, e Volger lasciò gli Stati Uniti per tornare a Groningen, dove trasformò il suo hobby videoludico in un lavoro.
Ma prima di lasciare gli Stati Uniti, lui e sua moglie fecero cinque settimane di vacanza in camper attraverso il Paese, un viaggio che avrebbe ispirato Outbound, un gioco rilassante incentrato sull'esplorazione di un mondo idilliaco in un futuro prossimo che ti vede alla guida del tuo camper elettrico completamente personalizzabile, mentre vivi in modo sostenibile e autonomo.

Outbound, che arriverà sull'Epic Games Store il 23 aprile 2026, non punta a essere un simulatore fedele della "vanlife", ma è chiaramente ispirato a questa crescente sottocultura i cui sostenitori trasformano i furgoni in case portatili e vivono la loro vita in viaggio, spesso a contatto con la natura. Così come i lunghi viaggi e lo stile di vita dei vanlifer che l'hanno ispirato, Outbound non ha una trama ben definita, ma ogni Giocatore la crea mentre guida, esplora e personalizza la propria casa motorizzata, da solo o con gli amici.
E proprio alla luce di quest'ultimo aspetto, secondo alcuni studiosi, un documentarista, dei vanlifer e gli sviluppatori con cui abbiamo parlato, Outbound coniuga perfettamente il mondo dei giochi rilassanti e il fenomeno della vanlife.
Secondo la dottoressa Rachel Kowert, autrice e ricercatrice specializzata negli usi ed effetti dei giochi digitali, esiste una convergenza naturale.
"Sia i giochi sulla vanlife che i giochi rilassanti riguardano fondamentalmente la vita consapevole: fare scelte deliberate riguardo al tuo spazio, al tuo ritmo e alle tue priorità", ha dichiarato Kowert all'Epic Games Store. "I giochi rilassanti hanno sempre avuto come costante l'eliminazione del superfluo, trovando ricchezza nella semplicità. L'obiettivo non è guadagnare più soldi o avere più potere, ma essere presenti nel qui e ora."

Dai serpenti ai furgoni
Above Snakes ha creato Square Glade Games. E gli ha dato anche il nome.
"È un gioco isometrico in cui puoi pianificare il posizionamento del terreno, che è composto da caselle quadrate", ha detto Marc Volger all'Epic Games Store. "Una delle caselle più belle era una radura in cui potevi camminare e raccogliere risorse. E aveva una luce magica che la illuminava. Era semplicemente una radura bella e serena. Così l'abbiamo usata come nome per il nostro studio, Square Glade, ed è anche per questo che il logo è una piccola casella con degli alberi."
Dopo il lancio di successo di Above Snakes, era tempo di capire su cosa lavorare dopo. Schnackenberg e Volger non si limitarono ad annunciare quale sarebbe stato il loro prossimo gioco, ma studiarono a fondo.
"All'inizio", ha detto Tobi Schnackenberg all'Epic Games Store, "quando creiamo prototipi come studio, di solito analizziamo il mercato su Steam, su Epic, sulle console, e ci concentriamo sui giochi: cosa c'è già, cosa piace, cosa non piace, quali tipi di giochi vengono giocati di più, quali ricevono valutazioni positive o negative, cosa criticano le persone e cosa cercano".
In altre parole, erano determinati a fare una scelta informata, basandosi sulla loro ricerca e sulla loro esperienza con Above Snakes. Un passo alla volta, si avvicinarono verso quello che sarebbe diventato Outbound.

Si appoggiarono anche alla loro community, nata tramite la piattaforma di crowdfunding Kickstarter, con la quale gli sviluppatori finanziarono Above Snakes, e alla loro community di Patreon.
"Avevamo un pubblico già abituato al genere survival (da Above Snakes), e stavamo notando che c'era bisogno di giochi survival meno 'survival'", ha spiegato Schnackenberg. "Giochi survival con meno pressione, più tranquilli e rilassanti, perché la gente sembra apprezzare l'idea di prendersi cura di se stesse, agire sul mondo circostante e interagirci, cucinare e fare attività di questo tipo... Direi che si tratta più del lato di simulazione della vita del survival.
Basandosi in parte su ciò che avevano imparato, i co-fondatori iniziarono a creare prototipi di giochi e a condividerli con la community che si era formata attorno ad Above Snakes. C'era un'idea che spiccava chiaramente.
"Erano, non so, 50 persone o giù di lì, forse 30 persone che lo stavano guardando", ha detto Volger. "Stavamo provando un sacco di cose diverse: siamo passati da una sorta di sparatutto con proiettili simbiotici, a un gioco piratesco con tessere quadrate, fino a un'avventura rilassante in camper all'insegna del 'godiamoci la natura'. Li abbiamo testati tutti con la community, che si è dimostrata molto entusiasta di quest'ultima idea."
Dopo che la prova di concetto fu convalidata internamente ed esternamente tramite la community, decisero di testare l'idea pubblicamente.
"Allora facemmo un tweet, una sorta di diorama di ciò che questo gioco avrebbe potuto essere", ha detto Volger. "Era letteralmente un furgone vicino a un lago. Aveva dei pannelli solari e c'erano alcuni aquiloni in aria, si capiva chiaramente che fosse elettrico perché c'erano delle celle a combustibile sparse in giro, e poi tutti quei piccoli oggetti che ondeggiavano al vento. E quel singolo tweet esplose. Fu in quel momento che capimmo che l'idea era buona."
L'obiettivo della ricerca di mercato era, come ha affermato Volger, aiutarli a "creare un gioco che i giocatori stavano aspettando e che non avevano già". E continuavano a riscontrare interesse per un gioco incentrato sul vivere in maniera consapevole in un van, un concetto che somigliava molto alla vanlife.

Verso la vanlife
In Freakonomics, il giornalista Stephen Dubner e l'economista Steven Levitt raccontano una storia su due fratelli di New York, che erano stati chiamati dai genitori Winner e Loser (vincitore e perdente).
La loro conclusione è che il determinismo nominativo, la teoria secondo cui i nomi possano avere un'influenza misurabile sulle vite delle persone, fino a diventarne il destino, fosse tutt'altro che inattaccabile. Si scoprì che, in quella famiglia, Winner era più il perdente, e Loser era più il vincente.
Ma uno YouTuber che usa lo pseudonimo di HumanInterfaceTV ha un'esperienza diversa con il suo vero nome.
Nato nell'Ovest degli Stati Uniti negli anni '70, il suo eclettico percorso imprenditoriale spazia dal lavaggio di vetri alla creazione di siti web, passando per l'ottimizzazione SEO e il marketing digitale, fino alla gestione di un head shop insieme a un amico che possiede diversi dispensari di cannabis in Colorado.
Diversi anni fa, quell'amico gli presentò il concetto di vanlife, e lui passò "centinaia di ore a guardare video sulla vanlife", una sottocultura che nell'ultimo decennio ha guadagnato grande popolarità sui social media e YouTube. Il nome "vanlife" riassume perfettamente il concetto alla base di questa filosofia: chi la segue sceglie di vivere in un van che personalizza e trasforma in una casa.
In altre parole, fa molto di quello che i giocatori fanno in Outbound.
Vive in modo semplice. Viaggia. Parcheggia. Si accampa. Incontra altre persone. E sempre più spesso, in un'era in cui internet è onnipresente, condivide la propria vita e persino i propri hobby, come il gaming. Il sostentamento deriva sia dai follower e dagli spettatori, sia dai lavori legati alla gig economy.

"Poi durante il COVID lasciai le montagne e facevo DoorDash, Uber Eats e cose del genere per racimolare qualche soldo, cercando di capire cosa volessi fare. E poi decisi: 'Sai cosa? Probabilmente potrei farlo mentre viaggio facendo vanlife.'"
Quando ha deciso di abbracciare la vita in van e trasmettere in live le sue avventure ha incontrato parecchia resistenza, ma è sempre stato un amante delle novità. E secondo lui, questo desiderio è legato direttamente al suo nome.
"Tutti pensano che io sia stupido per uno di questi due motivi, per lo streaming o per aver scelto la vanlife", ha detto. "Quindi io, sinceramente, con il nome che mi è stato dato alla nascita, sento quasi di avere qualcosa da dimostrare. Ed è per questo che credo di aver vissuto una vita così poco tradizionale, in generale, al di là di questa scelta specifica; dopotutto mi chiamo Freedom, e per tutta la vita non ho fatto altro che sentirmi dire dagli altri cosa significasse quel nome."
Fin dai primi prototipi e dai trailer, gli sviluppatori di Outbound hanno attinto allo stesso tipo di interesse, ispirandosi persino ai vanlifer su internet, e creando un legame tra il gioco in fase di sviluppo e le esperienze affini alla vanlife che stavano vivendo.
"Ho attraversato l'intero Nord America a bordo di un van durante la mia permanenza lì", ha detto Marc Volger. "Quindi era sicuramente un mondo che conoscevamo bene. Anche Tobi, ha fatto questo tipo di viaggi on the road, in dolce compagnia. Conoscevamo la sensazione della vanlife e volevamo che fosse presente nel gioco."
Tra chi segue i vanlifer sul web, sono pochi quelli che ne adottano effettivamente lo stile di vita; tuttavia, visti i grandi numeri di follower, è evidente il fascino per questo modo di vivere alternativo e il desiderio di consumarne i viaggi, seppur indirettamente.

The Meaning of Vanlife
Jim Lounsbury, un regista di Sydney, Australia, ma originario di Seattle, nello stato di Washington, si è appassionato così tanto alla vanlife che non solo ha creato un documentario intitolato The Meaning of Vanlife, ma ha anche vissuto l'esperienza della vanlife in prima persona per diversi mesi, mentre seguiva le vicende di vari vanlifer.
"Ho sempre avuto una gran voglia di viaggiare e sono sempre stato attratto dalle storie di chi cerca di farlo", ha detto Lounsbury all'Epic Games Store. "Tutto ciò porta a The Meaning of Vanlife e all'interesse di analizzarla come una vera e propria cultura, cercando di capire cosa significhi davvero. Cosa spinge le persone a vivere in un van, e quali sono le cause che hanno scatenato questo fenomeno? Ho iniziato a pormi tutte queste domande, ed è proprio questo che mi ha spinto a girare il documentario."
Non c'è un'unica spiegazione dietro la scelta di seguire uno stile di vita non convenzionale, come quello di vivere viaggiando in un van. Tuttavia, Lounsbury ha individuato un fil rouge, che ha approfondito nel suo documentario.
"La storia che ho sentito spesso raccontare dalle persone che ho scelto per il documentario era: 'Beh, vivevamo in una città. Spendevamo 40.000 $, 50.000 $ all'anno di affitto e guadagnavamo, in due, tra i 120.000 $ e i 150.000 $ all'anno. Ci siamo chiesti, perché? Perché continuiamo a correre come criceti su una ruota, buttando via tutti i nostri soldi per l'affitto?' Provavano una sorta di sensazione di vuoto che li spingeva a chiedersi: 'A che pro?'"
Cody Rodriguez conosce bene questa sensazione. Videogiocatore e studioso da sempre, ha vissuto e studiato in tutto il mondo, dalle Hawaii al Giappone, passando per l'Inghilterra, fino ad approdare in Australia. Qui ricopre il ruolo di Assistant Professor in Sociologia e Antropologia e sta conseguendo un dottorato di ricerca in Sociologia presso l'Università di Melbourne. Sta scrivendo la sua tesi, che al momento si intitola "Liminal Lifestyle Mobilities: Betwixt and Between "Living the Dream" of Vanlife and "Surviving the Nightmare" of Vehicular Homelessness".

Ma la vanlife non si limita a studiarla, perché, come Freedom e Lounsbury, l'ha anche vissuta.
"La ricerca della mia tesi mirava a separare la vera esperienza quotidiana della vanlife dalla fantasia perfetta e romanzata della vanlife presentata online", ha detto Rodriguez a Epic Games Store. "Per farlo, ho condotto un'etnografia ibrida e itinerante: per un breve periodo ho vissuto a bordo di una Mini Cooper quattro porte, partecipando a diversi raduni di vanlifer tra l'Oregon e il sud-ovest degli Stati Uniti; dopodiché, per i due anni successivi, ho continuato a seguire su Instagram i membri della comunità che avevo conosciuto di persona."
C'è un fascino culturale innegabile attorno alla vanlife, anche se la sua immagine spesso idilliaca sui social media non sempre coincide con la realtà dei fatti.
"Nel corso della mia ricerca sul campo", ha detto Rodriguez, "mi sono reso conto che molti nomadi a tempo pieno che vivono in van, sulla scia della pandemia, non stanno né vivendo appieno il 'sogno' della vanlife, ma non stanno nemmeno lottando per sopravvivere a quello che viene considerato un 'essere senzatetto motorizzato'. Piuttosto, si trovano a metà strada tra i due estremi. Per questo la mia sfida come ricercatore accademico è creare una descrizione più sfumata di quello spazio intermedio liminale."
Ed è proprio in quello spazio liminale che si colloca Outbound . E nel mondo dei videogiochi, si sposa alla perfezione con l'ecosistema dei giochi rilassanti.

Vanlife e giochi rilassanti
Tecnicamente, la dottoressa Agata Waszkiewicz è una studiosa di letteratura presso l'Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino, in Polonia. In pratica, visti i suoi interessi e il suo campo di studi, è una studiosa di videogiochi.
Gran parte della sua ricerca si concentra sui giochi rilassanti (cozy games in inglese), un concetto che ha cercato di introdurre nella letteratura accademica con il suo paper del 2020 "Towards the aesthetics of cozy video games".
"Questi sono giochi che richiamano un'idea di sicurezza, delicatezza e abbondanza", ha detto Waszkiewicz all'Epic Games Store. "Ma, per me, i giochi rilassanti riguardano prevalentemente la sicurezza. Quindi tutto è sicuro, giusto? O almeno, molte cose sono sicure. Il gameplay è sicuro, o la narrazione è rassicurante, o l'estetica è rassicurante. Quindi la delicatezza è solo estetica. Sicurezza e abbondanza riguardano anche solo la sicurezza".
I giochi rilassanti esistevano già prima della pandemia, ma lei ritiene che quel periodo sia stato un catalizzatore per il genere, in quanto ha aiutato le persone a vedere i videogiochi sotto un'altra luce.
"Nel [2020 con] Animal Crossing[: New Horizons]", ha detto, "ha iniziato a diffondersi l'idea che i giochi possono essere diversi, possono essere più soft, più lenti, e così via."
Questo è esattamente ciò che Outbound fa, in un mondo post-pandemico.
"Cerchiamo di essere il più chiari possibile nella nostra comunicazione", ha detto Marc Volger, "spieghiamo che questo è un gioco rilassante, che non c'è caccia, che non è davvero un gioco survival-crafting nel vero senso del termine, perché non c'è alcuna pressione nel fare una serie di cose. Anche se non mangi per troppo tempo, svieni, ma torni vicino al tuo veicolo, e puoi ripartire. Quindi non è un ambiente davvero ostile, ecco. E anche per questo ricorda una vacanza, un viaggio in auto."

Ispirazione, non simulazione
Outbound non segue la falsa riga di Power Wash Simulator 2. Invece di puntare alla simulazione diretta, si ispira sia alla vanlife che ai viaggi on the road e, a suo modo, trasmette ai giocatori alcuni degli aspetti più piacevoli di questa filosofia con un'esperienza rilassante.
"Outbound non è un simulatore", ha affermato Tobi Schnackenberg. "Non vogliamo simulare l'esperienza del vanlife al cento per cento, come sarebbe nella vita reale. Quello che vogliamo fare è prendere il tuo immaginario romanticizzato della vanlife, ovvero ciò che pensi che possa essere, e metterlo in un gioco, facendoti vivere quell'esperienza così come la sogni.
Secondo la dottoressa Waszkiewicz, questo è un aspetto centrale di molti giochi rilassanti. Permettono di vivere un'esperienza a metà tra il gioco e a fantasia, senza lo stress intrinseco in molti altri giochi.
"Ho scritto un libro sul cibo nei giochi", ha detto, "ma sono una pessima cuoca. Io non cucino. Ma so che se apro quel gioco e seguo queste istruzioni, preparerò un bellissimo piatto, giusto? Ed è molto soddisfacente e molto piacevole. Quindi lo sforzo e la ricompensa sono sempre bilanciati, cosa che nella vita reale non sempre succede."

I giochi rilassanti come Outbound tendono anche a trasmettere un senso di rassicurante prevedibilità. C'è una correlazione diretta tra i tuoi sforzi e i tuoi risultati.
"Nei giochi rilassanti, sai di poter contare su una certa stabilità", ha detto Waszkiewicz. "Sai che se giochi ad Animal Crossing, otterrai esattamente ciò per cui lo hai scelto, no?"
La Dottoressa Rachel Kowert ha visto emergere dinamiche di questo tipo sia nei videogiochi che nella sua vita privata.
"Credo che questo rispecchi una capacità che solo i giochi possiedono: permettere alle persone di sperimentare uno stile di vita senza dover rivoluzionare la propria vita per farlo", ha affermato. "In questo senso, la vanlife è una vera aspirazione, con una natura esplorativa che si adatta perfettamente alla forma interattiva. E Outbound sembra farlo in modo consapevole, attingendo all'ethos di questa filosofia piuttosto che alla sola estetica: il van sostenibile, il movimento open world, il senso di riuscire a sentirsi a casa ovunque. Quando i giochi interagiscono con le sottoculture in modo rispettoso, possono effettivamente alimentare l'interesse per il movimento reale e far conoscere alle persone valori che altrimenti non avrebbero mai incontrato.
Se dovessi citare altri esempi, essendo cresciuto in una cittadina del Texas con una forte cultura dello skate, direi che i giochi di Tony Hawk hanno fatto qualcosa di simile. I migliori capitoli di quella serie sembravano vere e proprie lettere d'amore a quella sottocultura, non un modo per sfruttarla.

Una base mobile
Mentre lo sviluppo di Outbound continuava, gli sviluppatori di Square Glade Games hanno tratto ispirazione dai giochi di sopravvivenza, che tendono a essere intrinsecamente stressanti a causa della costante lotta per il sostentamento e la sopravvivenza, aggiungendoci un tocco di calma. E gran parte di quella sensazione di calma è incentrata proprio sulla personalizzazione del tuo van.
"L'idea era questa: se nel mondo di gioco c'è un veicolo, l'utente deve poter costruire la propria base sopra o intorno a quel mezzo", ha spiegato Tobi Schnackenberg. "Inoltre, puoi portarla sempre con, te perché in molti giochi, una volta costruita la base in un certo punto, finisci per non aver più bisogno di nulla in quella zona e ti sposti altrove. Ci siamo resi conto che i giocatori del genere survival sentivano questa necessità. Dicevano: 'OK, è piuttosto noioso. Devo fare avanti e indietro in continuazione, oppure costruire una seconda base, o smantellare la prima per rifarla da un’altra parte'. Alcuni giochi usano sistemi di teletrasporto o soluzioni simili, ma non sono privi di complicazioni."
La loro soluzione: mantenere il concetto di avere una base, ma renderla mobile.
"Ci siamo detti: 'Ehi, sarebbe fantastico se potessi portare con te la tua base. In sostanza è così che è nata l'idea di Outbound , e poco dopo l'abbiamo unita all'immaginario della vanlife. Ma l'idea era, innanzitutto, che volevamo un qualche tipo di veicolo mobile nel mondo. E volevamo che l'esperienza fosse tranquilla e rilassante, perché la gente sembra apprezzarlo molto. A quel punto il legame con la vanlife è venuto da sé."

Questo rispecchia le esperienze reali delle persone con cui abbiamo parlato.
"Parlando per esperienza personale", ha detto Cody Rodriguez, "sono rimasto sorpreso di scoprire quanto mi piacesse vivere in un minivan nel modo più minimalista possibile. Avevo vissuto tante esperienze spettacolari durante i miei viaggi all'estero, ma è stato a bordo del van che mi sono sentito davvero a casa e padrone della mia vita."
Quella sensazione di controllo è condivisa da Freedom. "Quando sono partito la prima volta", ha detto, "avevo letteralmente 50 $ e un pieno al serbatoio". Ci sono stati momenti difficili durante il viaggio, non è stato sempre come lo vedi su Instagram, ha detto. E quando ha dato un'occhiata ad Outbound, ha notato delle interessanti somiglianze con la sua esperienza.
"Il vero filo conduttore è la libertà che hai di dire: ‘Ehi, chissà com’è laggiù?’. E tu laggiù puoi andarci, guidando, quindi l'idea è la stessa. Hai il tuo piccolo spazio organizzato. Una delle mie cose preferite, dato che ho vissuto quasi tutta la mia vita in montagna (in Idaho e Colorado), è fare retromarcia su una spiaggia dove è consentito guidare, spalancare il portellone, che siano le doppie porte o il retro del van, ed essere subito a casa. È questo che mi fa vedere il gioco sotto una luce diversa, è da qui che nasce il concept. Certo, non è un gioco realistico, è in stile cartoon e molto 'cozy', quindi è più stravagante, se vogliamo, ma il concetto è lo stesso. Ed è fantastico, perché in fin dei conti è questo il punto."

Mettiti alla guida della tua avventura
Quando si parla con gli sviluppatori di giochi rilassanti, c'è un elemento che emerge costantemente. Molti videogiochi hanno un elemento di motivazione intrinseco, tipo: "Se non salvo il mondo dagli invasori alieni malvagi, chi lo farà?". Molti giochi rilassanti rifiutano in maniera esplicita quella formula, dato che sarebbe in netta contraddizione con l'aspetto "cozy" del concetto. La domanda che sorge spontanea è: come si crea un gameplay avvincente senza un elemento di spinta intrinseco?
"Dal punto di vista delle meccaniche", afferma Schnackenberg, "funziona così: all'inizio, parti con il tuo camper molto, molto semplice. In sostanza è un camper come tutti gli altri, ma è vuoto. Ha un letto, una postazione di lavoro e basta. All’inizio puoi cominciare ad arredare gli interni, piazzando un paio di banconi per le tue postazioni di lavoro, le unità di produzione, i vasi e tutto ciò che riesci a farci stare. Poi, a un certo punto, puoi semplicemente guidare fin dove vuoi e accamparti. In Outbound, per montare il campo basta aprire il portellone laterale del veicolo."
"Non vorrei definirlo un problema, perché non lo è, ma è una questione interessante in termini di game design, perché sì, non è tutto così immediato come in un 'vai lì e spara a questo tizio' o 'trova quel tizio'. E non volevamo nemmeno che fosse un gioco puramente narrativo. Quindi abbiamo dovuto usare gli strumenti tipici di un cozy game, a partire dal tutorial: è qualcosa che va ben oltre il semplice 'prendere per mano' il giocatore. Gli diciamo: 'Ok, ora raggiungi quella torre di segnalazione perché c’è qualcosa di interessante. Scarica quei dati così potrai costruire un modulo extra per il tuo van', che in sostanza è un bancone, e poi 'Ok, ora costruisci un'unità per il riciclo', così gli mostriamo che ci sono postazioni in grado di lavorare per lui.
"Poi, più si avanza in quello che potremmo definire il tutorial, o meglio l’introduzione, più lasciamo che il giocatore faccia di testa sua. Sostanzialmente gli viene data una prima area da esplorare, dove può muoversi seguendo i propri ritmi e facendo le proprie scelte in totale autonomia: 'Vado a sinistra, vado a destra?' Inoltre, almeno all'inizio, cerchiamo di mantenere un promemoria delle attività in alto a destra, così i giocatori hanno sempre un obiettivo sottomano, se scelgono di seguirlo. Ma sono traguardi più del tipo: 'Ehi, vai a visitare quel punto di interesse'. E questi luoghi sono posizionati chiaramente nel mondo di gioco, così da essere visibili anche da lontano. Inizi a vederli già nei primi due minuti di guida."
Vanlife e comunitàOutbound era stato concepito come titolo per giocatore singolo, ma durante lo sviluppo si è evoluto in qualcosa di più; un'espansione del tutto naturale, sia per gli sviluppatori che per la più ampia filosofia della vanlife.
Vivere in un furgone può sembrare una ricerca solitaria, ma non è sempre così. I vanlifer si incontrano spesso e organizzano eventi, come ha testimoniato di persona il documentarista Jim Lounsbury, partecipando e documentando quelli che definisce "raduni vanlife".
"Credo che quei festival... offrano l'opportunità di conoscere persone affini, che condividono la tua stessa visione del mondo", ha spiegato. "Stanno affrontando le tue stesse sfide. In questi eventi la gente curiosa spesso tra gli allestimenti dei van degli altri, commentando cose del tipo. 'Ehi, devo assolutamente installare una batteria a ciclo profondo! Non ci riesco perché continuo a bruciare i fusibili!'. Nascono conversazioni di questo tipo: si dà un'occhiata ai van, si festeggiano i traguardi raggiunti, ci si consola per i problemi tecnici e si stringono legami.
Molti di questi raduni hanno l'atmosfera di un vero festival, come ha note anche Cody Rodriguez durante le sue ricerche.
"In genere, gli eventi durano dai tre ai cinque giorni e offrono musica, cibo, balli e attività all'aperto legate al camping", ha spiegato. "Sul palco si alternano vari generi: folk acustico e alternative country durante il giorno, rock elettrico o reggae la sera, per finire con la musica dance elettronica a notte fonda. Dopo alcuni giorni passati in questo clima di euforia e partecipazione, i vanlifer si salutano e riprendono le proprie strade, come due battelli a vapore che si incrociano nella notte. Le prime volte può essere un colpo al cuore, ma dopo aver sperimentato quanto sia probabile incontrarsi di nuovo lungo il cammino, dirsi addio diventa un po' più facile."
L'espansione di Outbound da titolo per giocatore singolo a multigiocatore è nata tanto dall'esperienza personale quanto dalla pura casualità.
"Fare un viaggio su strada con gli amici è sempre stato uno dei grandi piacerei della mia vita", ha detto Marc Volger.
"In pratica, crei la tua avventura personale e poi, se vuoi giocare in multigiocatore, puoi invitare i tuoi amici a unirsi."

Durante lo sviluppo, un programmatore che lavorava nello stesso spazio di coworking di Square Glade Games si è offerto di introdurre il multigiocatore nel gioco, una svolta che ha cambiato radicalmente il gioco.
"Abbiamo notato che quando gli utenti giocano con gli amici, il tono del gioco cambia drasticamente. In versione per giocatore singolo è molto tranquillo, rilassante... un'esperienza che ti riconnette con la terra", ha detto Schnackenberg. "È quasi spirituale, direi. Quando invece si gioca insieme agli amici, si trasforma improvvisamente in un viaggio all'avventura, in una festa dove ci si scatena e ci si diverte. Il tono cambia moltissimo, ma le attività e i punti di interesse rimangono gli stessi".
Quel piacevole cambiamento di tono ha di fatto convinto gli sviluppatori a limitare il multigiocatore alla condivisione di un solo van. Giocando ad Outbound, è possibile generare un codice e condividerlo con gli amici per invitarli a bordo. Questo crea esattamente quel tipo di esperienza che è stata il cuore pulsante di Outbound fin dall'inizio, come ha spiegato Marc Volger.
"Una domanda che viene posta molto spesso è: ‘Tutti possono avere il proprio van?’ Ovviamente ci abbiamo riflettuto, ma abbiamo scelto deliberatamente di averne uno solo per l'intero gruppo, proprio per far sì che si possa vivere quell'esperienza insieme. Si costruisce qualcosa insieme per un obiettivo comune, invece di avere ognuno il proprio veicolo e cercare di... non so, speronarsi a vicenda o fare a gara per accaparrarsi le risorse."

Bilanciare l'autenticità
Outbound non ha uno scopo didattico. Non rimprovera i giocatori né vuole trasmettere un messaggio. Tuttavia, non serve scavare troppo in profondità per scorgere un messaggio velato.
Fin dalla sua comparsa su Kickstarter, gli sviluppatori hanno descritto Outbound come "un gioco di esplorazione open-world ambientato in un futuro non lontano e utopico". I van in questa particolare interpretazione della vanlife sono elettrici. I giocatori sfruttano il sole per generare energia e vengono ricompensati se raccolgono rifiuti e gli unici alberi che puoi abbattere sono già morti e giacciono a terra. In Outbound, così come nella vita reale, conviene preservare la bellezza del mondo.
"È stata una decisione consapevole, abbiamo detto: 'Ok, non vogliamo punire le persone'", spiega Schnackenberg. "Si tratta più che altro di una sfumatura sottile che definisce l'atmosfera del gioco."
Tuttavia, in Outbound non mancano le dinamiche che semplificano la vita ai giocatori. Preparare la propria casa motorizzata per i viaggi è facile, ed è altrettanto facile accamparsi.
"In un certo senso, nascondiamo tutte le cose più sgradevoli", ha detto Schnackenberg. "Ad esempio, non ci sono bagni chimici, né docce sporche da usare nei parcheggi, o cose del genere. "Eliminiamo tutte le cose sgradevoli e manteniamo solo il lato romanticizzato che si vede online, e sappiamo che questa non è la realtà."

Il team di Outbound di Square Glade Games, che al suo apice contava circa otto o nove freelancer contemporaneamente, ha bilanciato con cura autenticità, realismo e rispetto per la sottocultura vanlife sin dai primissimi giorni di sviluppo.
Secondo la dottoressa Rachel Kowert, questa è una sfida comune e una potenziale opportunità per i videogiochi.
"Penso che la sfida più grande possa essere l'autenticità", ha detto. "La vanlife come sottocultura porta con sé valori reali: sostenibilità, anticonsumismo, senso di comunità, e questi rischiano di apparire vuoti se ridotti a una semplice facciata estetica applicata a un classico sistema di progressione. C'è anche una tensione tra la libertà e l'imprevedibilità che rendono la vanlife così affascinante nella realtà, elementi che possono entrare in contrasto con la necessità dei giochi (quelli ben progettati) di offrire struttura e feedback appaganti. Troppa struttura compromette lo spirito del gioco; troppo poca lascia i giocatori disorientati. La vera sfida di progettazione consiste nel costruire una libertà che abbia un significato vero (per attingere alla vera essenza della vanlife) e che non sia una mera illusione.
"Aggiungerei che, secondo me, l'attuale interesse per i giochi rilassanti ci dice qualcosa di interessante sul momento culturale che stiamo vivendo. Quando il mondo esterno appare implacabilmente caotico, a livello politico, sociale e ambientale, c'è qualcosa di profondamente significativo nello scegliere di passare il proprio tempo libero curando un giardino, costruendo una comunità o guidando un van attraverso un mondo aperto e silenzioso, seguendo il proprio ritmo. Non si tratta di escapismo in senso negativo. È piuttosto il tentativo intuitivo delle persone di cercare esperienze che offrano controllo, calma e un senso di appagamento."

E per chi ha vissuto la vanlife in prima persona, l'esperienza di Freedom sembra allinearsi perfettamente con Outbound, in particolare nel suo invito all'esplorazione senza limiti.
"Ciò che mi ha spinto a fare il grande passo, specialmente durante il COVID, proprio all'inizio, è stato il desiderio profondo di scoprire cosa sia davvero la libertà. Cos'è questo concetto? Esiste? È raggiungibile? Cosa serve per averla o sentirla? A tutto questo si è aggiunto il desiderio di visitare luoghi in cui non ero mai stato prima, sulla costa sud e su quella orientale, per toccare con mano il Paese in cui vivo e le persone con cui lo condivido. E quale modo migliore per farlo in modo immersivo se non andandoci, lavorandoci e integrandomi nei luoghi in cui ho soggiornato per qualche settimana? Mi sento come se avessi vissuto davvero lì, perché ci ho lavorato, ho fatto streaming... Ho fatto tutto ciò che fa parte della mia quotidianità."
Dai un'occhiata ad Outbound sull'Epic Games Store prima della sua uscita il 23 aprile 2026.